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Honey and soap

Sustainable management of natural resources

09/01/2011 – 09:06:30 – Fonte: https://www.feedingknowledge.net/home/-/bsdp/10005/it_IT

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Honey and soap - Foto 1

Miele di timo e saponi semplici per natura al timo, lavanda e rosmarino “nascono” dalla roccia di una cava di tufo dismessa da anni diventata scrigno di biodiversità e di vita. L’esempio di due giovani microimprenditori desiderosi di valorizzare il proprio territorio e di realizzare prodotti ad alto contenuto di originalità nel pieno rispetto dell’ambiente e fruendo del patrimonio floristico in un’ottica di valorizzazione. I fiori da cui si producono i saponi, sono gli stessi su cui pascolano le api per produrre miele. Saponi contenenti l’olio extravergine di oliva biologico locale, proveniente da ampie distese olivetate ricche di ulivi plurisecolari, come primo ingrediente, per il massimo del potere emolliente e per prodotti unici non convenzionali. Il tutto in collaborazione con prestigiosi partner.

Miele di timo e saponi semplici per natura al timo, lavanda e rosmarino “nascono” dalla roccia di una cava dismessa diventata scrigno di biodiversità e di vita. L’esempio di due giovani micro imprenditori desiderosi di valorizzare il proprio territorio e di realizzare prodotti originali nel pieno rispetto dell’ambiente e del patrimonio FLORISTICO. Saponi contenenti l’olio extravergine di oliva biologico locale, proveniente da ampie distese ricche di ulivi PLURIsecolari, come primo ingrediente, per il massimo del potere emolliente e per prodotti non convenzionali. Il tutto in collaborazione con prestigiosi partner come il Parco Dune Costiere, l’Arif Puglia, l’Istituto Tecnico Agrario, le aziende agricole BIO produttrici di olio, le strutture recettive turistiche ecc..

L’esperienza è innovativa a livello sia ambientale, nella gestione delle risorse naturali, che economica per la realizzazione di prodotti unici e sostenibili.
Attraverso opere di ingegneria naturalistica sono stati recuperati gli spazi dell’ex cava dismessa attraverso:
- il recupero di legname di potatura per realizzare steccati per il contenimento del suolo e residui di potature come paccimante per ridurre interventi di irrigazione,
- la piantumazione di lavanda, timo e rosmarino nei terrapieni, per potenziare i versanti di cava per regimare le acque meteoriche e produrre fiori da utilizzare in saponi e creare sentieri odorosi per insetti pronubi,
Il riuso dell’ex cava abbandonata è stato utile a generare attività economiche sostenibili legate alla produzione di miele di timo e di saponi naturali.
L'applicazione della logica del fresco ha consentito di realizzare saponi senza conservanti e a corto elenco ingredienti.

L’iniziativa è stata realizzata nell’ex cava di Pezza Caldara, in disuso da circa 30 anni.
Nel cuore del Parco Regionale delle Dune Costiere, a meno di un km dalla costa l’ex cava ha un’area complessiva di poco superiore ad un ettaro.
L’uomo stesso ha aggiustato una piccola parte coltivata con un frutteto antico, fichi, vite e olivi. A ciò si è aggiunto un processo di rinaturalizzazione spontanea con lo sviluppo di macchia mediterranea ricca di cisto, lentisco, ginepro, timo e rari esemplari di ginepro.
Restavano delle ampie zone che non si erano evolute in maniera naturale come i terrapieni con terreno di riporto ricco di semi di erbe spontanee.
L’intervento inizialmente ha interessato la sicurezza idrogeologica al fine di captare le acque di pioggie intense deviate all’interno della cava. Dopo è seguito l’intervento di recupero naturalistico e riuso per l'attività di produzione di miele e saponi naturali.

Attraverso il progetto di recupero della ex cava sono stati raggiunti diversi risultati: 

- Le piante di lavanda e rosmarino, coprendo i terrazzamenti realizzati con palizzate, hanno ridotto fenomeni di erosione e migliorata la sicurezza idraulica, in un ambiente secco e arido hanno fornito ricche fioriture per la produzione di saponi naturali e per attrarre insetti pronubi come le api, per la produzione di mieIe.

- Si sono create occasioni d'impresa giovanile.

- Gli studenti dell'agrario sono stati coinvolti in attività di educazione ambientale nella pulizia della ex cava dai rifiuti. 

- Un’associazione di agronomi ha catalogato le specie e varietà esistenti e ha reintrodotto antiche varietà di frutta creando un campo catalogo didattico in grado di preservare e far conoscere antiche varietà frutticole del luogo.

- E' stata recuperata un'area abbandonata all'interno del Parco, rendendola fruibile alla collettività, attraverso la sua rinaturalizzazione, aumentando la biodiversità.

Il territorio della Puglia ha una natura geologica che ben si presta alla estrazione di pietra da taglio per uso ornamentale, un primato che si riflette negativamente sull'ambiente e sul paesaggio. Infatti ci sono numerose cave dismesse e abbandonate. Questo problema emerge anche nel “Rapporto cave 2014“ di Legambiente e, specie in questo periodo, rischiano di diventare luoghi privilegiati per lo smaltimento illecito di rifiuti.
Inoltre le forti pressioni antropiche lungo la costa alterano nel complesso i delicati equilibri ambientali.
Con questo intervento si è riqualificata un’area compromessa, sostenendo l'evoluzione naturale di un nuovo microecosistema ricco di biodiversità, utile a generare occasioni di impresa sostenibile.
L’ex Cava Pezza Caldara è stata così restituita alla popolazione locale, alle scolaresche, a visitatori amanti della natura e a giovani del territorio che hanno creato nuove attività economiche legate alla produzione di miele di timo e di saponi naturali.

L’iniziativa ha creato e rafforzato una rete di relazioni stabili nel tempo tra:
- l’Ente Parco delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo che ha visto restituita alla naturalità un'area degradata,
- l’ARIF Agenzia Irrigua e Forestale della Regione Puglia che si occupa del miglioramento e della protezione degli ambienti naturali e boschivi della regione,
- l'azienda LABO NATURAE fitocosmesi artigianale, neo laboratorio, gestito da una giovane dott.ssa chimica, che produce saponi e altri cosmetici naturali legati al territorio,
- l’ass.ne Passo di Terra promotrice di attività di sensibilizzazione e divulgazione intorno a specie e varietà vegetali in estinzione,
- il produttore di miele di timo,
- l’Istituto Agrario Pantanelli di Ostuni che ha messo a disposizone il laboratorio chimico per le prime sperimentazioni di saponi,
- il Comune di Ostuni proprietario dell’ex cava,
- le aziende olivicole biologiche fornitrici della materia prima per la produzione di saponi naturali.

L’area dell’ex cava dismessa di Pezza Caldara prima degli interventi descritti era abbandonata e conteneva diversi rifiuti anche ingombranti, nascosti tra la vegetazione. La prima operazione che si è resa necessaria è stata quindi la bonifica che ha rappresentato uno dei principali ostacoli superato dall'attività di volontariato degli operatori del Parco e degli studenti e professori dell'Istituto Agrario di Ostuni.
E’ dovuto passare un po’ di tempo prima che chi abitualmente la utilizzava come ricettacolo di rifiuti si rendesse conto che l’area era interessata da interventi di recupero, bonifica e rinaturalizzazione.
Per il resto la rete di collaborazione formale tra l'Ente Parco, la scuola, l'ARIF, le imprese per la produzione di mile e saponi insieme a tanti volontari appassionati ha consentito di procedere nella realizzazione dell’iniziativa senza grandi ostacoli.

L’iniziativa ha contribuito fortemente a:

- diminuire il degrado ambientale di un’area segnata da forti pressioni antropiche, legate alle precedenti attività estrattive, all’estensione delle aree residenziali lungo la costa e all'abbandono di rifiuti,
- migliorare la regimentazione delle acque meteoriche che precedentemente creavano seri danni ai villaggi residenziali circostanti,
- incrementare la biodiversità in generale e in particolare, quella contenuta nell’ex cava rappresenta anche un importante regolatore delle funzioni degli ecosistemi agricoli circostanti, in cui si trovano aree agricole a seminativo e aree con oliveti plurisecolari,
- inoltre in un territorio caratterizzato da frammentarietà e naturalità diffusa, nicchie di questo tipo contribuiscono ad aumentare la resilienza (la capacità di ritornare allo stato iniziale dopo una perturbazione che allontana da quello stato) e a ridurre i rischi legati ai cambiamenti climatici.

 

La rete di collaborazione tra soggetti pubblici e provato continua anche in altri ambiti compresi nel comprensorio del Parco dove si trova l'ex cava. Il modello creato è stato trasferito con il recupero di porzioni di territorio abbandonato come relitti stradali o zone a macchia mediterranea lungo la costa. la sua trasferibilità in altri contesti, rende l'intervento sostenibile in quanto replicabile. Basti pensare che ci sono altre cave abbandonate nel raggio di pochi chilometri, anche fuori dal Parco e altre realtà degradate bisognose di interventi di recupero ambientale e magari anche da destinare ad attività imprenditoriali sostenibili.

Nel corso degli anni da quando è partita l’avventura nel 2011, si sono susseguiti numerosi eventi anche con spettacoli teatrali e visite guidate nella ex cava, pubblicazioni con articoli sulla stampa locale e nazionale, documentari filmati e mini guide divulgative. Inoltre i saponi e il miele ottenuto all'interno della cava con questo specifico progetto hanno ottenuto in concessione d'uso il Marchio del Parco. In tal modo l'Ente promuove queste attività imprenditoriali sostenibili sui propri canali (sito web del Parco, fiere, materiale promozionale dell'area Parco, rete degli operatori agrituristici del Parco, ecc.). Attualmente è in fase di ottenimento la certificazione della Carta Europea del Turismo sostenibile rilasciata da Europarc, perchè il progetto di produzione di saponi e miele si sposa molto con l'ospitalità turistica di qualità, i laboratori esperienziali del guto e le visite guidate nella ex cava restituita alla natura.


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